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fede

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May 03

Sotto il quadro di Chaplin Carlo Fava

 

Citazione

YouTube - Carlo Fava
  



Questa canzone è meravigliosa

March 29

Vorrei che tutti ricordassero che Bruno era buono e non meritava di finire così

Lo scrivo perchè prima una ragazza ingenuamente ha commentato la cosa, come magari avrei commentato io senza sapere bene di cosa si parlasse, e vorrei che non si pensasse solo male di lui.

Onestamente non pensavo che la morte di Bruno mi avrebbe fatto tutto questo effetto.
Nemmeno andavo chiedendomi "Che penseresti se Bruno morisse" del resto..
Forse è ridicolo parlarne online, dove il più delle volte si tratta di minchiate, però dato che non ho il tempo di tediare faccia a faccia tutti i miei conoscenti ve lo scrivo qui.

Bruno era un ragazzino un po' molesto, la decina d'anni fa che l'ho conosciuto, fondamentalmente preso spesso in giro, abbastanza inadeguato ai nostri canoni di "accettabilità", era piccolo e in pochi si preoccupavano di lui.
Lo vedevo sempre con la sorella, che non voglio nemmeno immaginare come si possa sentire ora.
Della madre so poco, e ancora meno voglio pensare a quello che prova una mamma che sa che il figlio è morto solo nel vano di un furgoncino.

In oratorio mentre crescevo io cresceva anche lui.
Sapeva essere insopportabile: correva sempre, non stava mai buono, non c'era verso di tenerlo fermo se non dandogli qualcosa da fare.
Allora lo faceva ed era contento.
Poi ricominciava da capo.

Giocava a calcetto, ma non quanto avrebbe voluto perchè spesso lo snobbavano.

Io mi ricordo di Bruno.
Mi ricordo la sua espressione quando ci restava male per quello che gli dicevano, poi faceva finta di niente.

Io non riesco a togliermi dalla testa l'immagine di sto cinno sulla bicicletta mentre andava a casa, era piccolo e riccio e faceva innervosire, poi lo sgridavi, lui si dispiaceva sempre e faceva tenerezza, poi ricominciava e ti veniva la voglia di prenderlo a calci.

Era buono.E un pistolone.

Non voglio che si pensi a lui come a un delinquentello qualunque.
Una volta cresciuto non è che abbia avuto molta fortuna in più con le persone.
Aveva degli amici penso, e quando lo vedevo in stazione, in corriera, in giro era con loro.
Non molto belli da vedere, ma non credo fosse gente che faceva chissà quali danni.

Da quello che ho capito la gente di quella sera non è che la conoscesse granchè.
Ci posso credere, perchè un cinno che chiacchera con te, che in corriera quando i suoi amici facevano troppo squaglio chiedeva di non fare tutto quel casino, che era gentile con le persone per strada, che se avevi bisogno di una mano si fermava a dartela non è uno stronzo che pensa di non aver niente da perdere.

Era timido e un po' impacciato, e se almeno un po' lo conoscevo non deve essergli piaciuto trovarsi lì.
E dubito avesse abbastanza palle per tirarsi indietro, o forse la penso così solo perchè sono triste, ma non credo


Sono stata contenta che sui giornali abbiano specificato che lui di danni non ne aveva mai fatti.
Non mi interessa incensarlo perchè è morto, voglio solo ricordare che a me lui non ha mai fatto niente di male, e che non l'ho mai visto fare qualcosa di male e che sembra il finale triste di un film squallido.

Nemmeno conosco qualcuno che abbia un motivo per parlar male di lui, se lo ha conosciuto

Vabbè comunque non è che lui sia stato poi accolto da tanta gente, eppure siamo tutti bravi a dire in giro che non abbiamo pregiudizi e che siamo brave persone, poi se qualcuno fa cazzate noi non c'entriamo niente, non è colpa nostra.

In effetti noi che non facciamo danni non c'entriamo niente con i gesti in sè, però mi sembra evidente una cosa:
la gente più accogliente, magari perchè non gliene frega nulla, o per altri mille motivi, è quella che noi consideriamo "Peggiore".

Poi accusiamo le "Brutte compagnie " di trascinare in negativo, però sono poi pochi che si preoccupano di trascinare in positivo.

Perchè noi siamo bravi a sentirci buoni, appena qualcuno non ci piace in automatico lo battezziamo come "Strano" o "Sfigato" e meno lo facciamo rientrare nel nostro campo visivo meglio è.
Molti di noi nemmeno ci pensano di accogliere qualcuno.

Io mi sento in colpa cazzo.
Va bè che fare gli animatori a estate ragazzi e simili non vuol dire niente, ma è stato un nostro cinno.
Poi è ovvio che ognuno prende la propria strada..

Però non riesco a togliermi dalla testa la sua faccia da piccolo.
Qualche volta se sua sorella aveva qualcosa da fare ed era buio qualcuno di noi lo portava a casa.

Non riesco a non pensare che lo vedevo tutti i giorni, mi diceva in fretta "Fede" per dire ciao, camminando a busso, tipo che ci ho messo tre volte a capire che era lui che mi salutava e non qualche simpaticone a prendermi in giro. A me faceva sempre un po' ridere, con quella faccia da finto duro..

Ogni tanto mi raccontava che stava bene, che la sera sarebbe uscito, che era tutto ok.
Non era ok niente o comunque troppo poco ma ovviamente non è che lo veniva a dire a me.

Gli piaceva tirarsela un po' o almeno provarci.
Lo vedevo sempre perchè si trovava con gli amici vicino a casa mia.

Era ancora un bambino.
Ripensandoci probabilmente è stato uno dei pochi che ha passato veramente ogni sua giornata per anni in oratorio, come me.

E lo hanno lasciato a morire lì, non era un loro amico quindi ha vinto il fregarsene, perchè posso capire il farsela sotto per aver fatto un danno, ma c'è un limite a tutto.

Non voglio che solo perchè è morto lasciandosi andare a fare una cazzata si pensi male di lui, non se lo merita mica.

Però sarebbe bello, l'unica cosa bella, ricordarselo per evitare che riacapiti ad altri.
Ma sono scettica su questo.








http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ferrara/2009/03/28/161376-colpo_alla_caritas_schianto.shtml

March 13

Albo n. 74

… E lunghe ore a ingannarci così

A dire lui e lei, sempre gli altri

E i palliativi sono sempre tanti

Per non ammettere che siamo qui

E Charlie Brown e Mafalda e la scuola

Storie un po’ vere a volte inventate

Nei pomeriggi d’inverno e d’estate

Di strani voli su una parola



Quando cantavo plaisir d’amour

Tu mi guardavi e ridevi più forte

Non lo capivi che ti facevo la corte

O forse capivi e la furba eri tu

E mi hai sospeso su un filo di lana

E mi ci terrai ancora per molto

Giovane amore, fiore non colto

O forse si, ma da un’altra mano



E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene

A volte credo di esserne certo

A volte invece sembra tutto uno scherzo

Fuggono gli occhi come falene

Amica mia sorella speranza

Quello che vuoi io non ti dirò

Quello che voglio non sentirò

Quello che c’è dietro l’indifferenza



E tutto è morto e tutto è ancor vivo

E solamente tutto è cambiato

Quello che provo l’ho sempre provato

E credo ancora in ciò in cui credevo

E il fiocco nero è l’unica cosa

Che mi è rimasta con la malinconia

Ma insieme a questa stanca anarchia

Vorrei anche te, amica mia



Ma dimmi tu non è meglio così?

Immaginare ed illudersi sempre

Qui ad aspettare qualcosa o niente

Qui ad aspettare un no o un si

Che in ogni caso sarebbero fine

Di tutto questo che almeno è un ricordo

Così studiato giorno per giorno

Fatto di tanti cristalli di brina
December 24

Era una cosa che non volevo dimanticarmi.

Mi ricordo pochi libroni di fiabe, uno nella casa dei miei nonni paterni, uno nella casa della Iana.

La casa della Iana era di fronte alla mia, grandissima.
C'era un ingresso scuro, umido e grande;
sulla destra l'entrata per la sala con mobili un po' scuri, di legno, un tavolo del quale non ricordo la forma sul quale giocavamo a Memory, io Monia e Valentina.

In quella sala, una volta entrati subito sulla destra ci si trovava l'entrata per una cucina lunga e stretta disposta parallelamente al salotto: c'era tanta penombra, non ricordo altre cose, forse un lampadario anni '60, mobili chiari probabilmente smaltati. C'erano tante pentole smaltate, quelle le ricordo, le ho sempre ammirate, non so bene il perchè. La cucina aveva un'uscita diretta sul cortile, sul ciottolato grigio.

Dall'ingresso si poteva anche, camminando diritti, sbucare nel cortile;
era grande e per me bambina immenso, inselvatichito, circondato sulla destra dall'alto muro di un palazzo adiacente (nel palazzo abitava una mia amica e ogni tanto scendendo le scale spiavamo dalla finestrella con le grate che dava sul cortile che succedeva di sotto), sulla sinistra dal muro del giardino adiacente, al fondo da un muro coperto da rampicanti. Non so quante piante corressero su quel muro ma erano molte e tutte diverse.
Rimanendo dalla porta sul cortile e muovendosi sulla destra si trovava un androne privo di parete dove si depositavano vasi, biciclette, vecchie gabbie e soprattutto tartarughe.
La Iana adorava le tartarughe, avevano un nome, un'età ed erano amiche dei gatti che saltuariamente dividevano con loro l'abitazione. Le tartarughe non avevano molte pretese, anche perchè durante l'inverno andavano a dormire sotto mucchietti di foglie morte nella giungla contro il muro in fondo.
In questo giardino c'era un accenno di sentiero di ghiaia, un po' difficile da trovare perchè i fiori ci si riversavano sopra e mi dispiaceva pestarli, quindi facevo attenzione a dove mettevo i piedi.
Mi hanno fatto tante foto in mezzo a quei fiori.

La casa però era molto grande, e restando nell'ingresso si poteva scegliere di andare a sinistra, dove prima si incontrava la porta per un paio di stanzette consecutive con armadi bianchi bordati di rosso, credo che lì si stirasse, non era una zona che mi attraeva molto.

Al piano di sopra sono stata poche volte, penso di ricordare, oltre la porta delle stanzette, una scala di pietra larga scura imponente, che con un'inversione a U rovesciava la prospettiva verso il piano di sopra, con tante stanze, tre o quattro. Non mi sono mai state aperte, non ho mai visto che io ricordi la stanza in cui dormiva la Iana ma mi ha indicato la porta chiusa di una camera che dava sulla via, la prima camera sulla sinistra, dove dormiva ed era morta penso sua madre.
Una camera importante.
Il pianerottolo lo ricordo grigio come la sala forse per la luce. So che mi è stato mostrato in un tardo pomeriggio tanto caldo. Sulla destra la finestra che dava sul cortile e di fronte e a sinistra altre due stanze.

Era nella sala e nel cortile che stavo più spesso, e anche il marciapiede davanti casa mi piaceva molto.

Nella sala oltre alle partite suscitavo l'invidia delle due nipoti e ascoltavo la storia di Peter Pan. Onestamente non me la spiegavo granchè..ricordo vagamente un paio di figure. Mi piaceva però, so che me ne ha lette altre ma non ricordo.

La sera quando era caldo e non c'erano tante macchine parcheggiate come ne sono arrivate poi, mettevamo fuori tre sgabellini di pelle rossa con gambe sottili cilindriche di legno.
Io stavo seduta sul primo, la Iana sul terzo e ovviamente il secondo in mezzo a noi era coperto da gioielli immaginari che io con una certa astuzia cercavo di smerciare.
La Iana spalancava gli occhi e mostrava un'espressione quasi inorridita dai prezzi, forse un po' troppo alti per gingilli sì preziosi ma pur sempre inesistenti ed esclamava "Ma costa così tanto???". Io molto seriamente spiegavo che il materiale era di prima scelta, cioè la pietra al centro era un diamante e accidenti tanto bastava!  
Con fare rassegnato mi acquistava intere parures, anche se a volte passava una signora immaginaria che le soffiava proprio il pezzo che aveva scelto.


Mi faceva i sofficini.
Mi comprava il Fiordilatte, il mio gelato confezionato preferito.
Giocavo con i suoi fiori, ma non con tutti,meglio con le margherite.
Aveva ombrelli e un attaccapanni sulla sinistra all'entrata dell'androne, ma era sempre un po' buio. Ogni tanto mi scordavano lì e io ci sarei rimasta sempre.
Mi piacerebbe tornarci.

Le cose cambiano.

La Iana è invecchiata e non ce la faceva più a stare in una casa tanto grande e tenerla da sola, oppure ce l'avrebbe anche fatta ma i conti andavano fatti, la casa ristrutturata e risanata. Poi se ne sarebbe venduta metà.

E allora sempre in fondo alla via è andata ad abitare in un bilocale.
Si entrava, dopo una scomoda scala stretta, in una porta al primo piano.
C'era sulla sinistra la camera da letto, dove spero non fosse mai morto nessuno, sulla sinistra un piccolo bagno senza finestra, dritto un salottino dove il tavolo tondo e qualcuno dei vecchi mobili stavano proprio stretti.
Sulla destra l'angolo cucina, un rettangolino. Forse la cucina bianca e marrone c'era anche nella casa vecchia ma non credo di ricordarla. Non saprei..

Era tutto scuro ma brutto, con quel semimarmo a macchiette nere e altre chiare di poco.

E c'erano tante piante ma non stavano bene lì, come lei. Ogni tanto, alla Iana e alle piante serviva cambiare di posto, quindi le si scambiava con quelle più felici del giardino. Nel giardino lei non era contenta, perchè ogni volta se ne andava, almeno io penso.

Poi pian piano..non ci andava più...Io le avevo detto "Dai ti accompagno, ti do una mano", erano passati tanti anni in fondo e l'avevo superata ormai.


Lei era grande, alta con la permamente che le scolpiva la testa come si usa tra vecchie signore, ma non era vecchia. Aveva le unghie lunghe con lo smalto. Stava diritta ed era forte (spostava da sola dei vasi grandi!) e aveva nei piedi le ciliegie, anche se non è che siano poi così carini gli alluci usciti. Ma erano sempre rossi!
Aveva sempre vestiti, spesso con fiorellini, con sopra il grembiule e voleva bene al suo cortile. E a tante persone. e anche a me. Fumava ma non fumava tanto nella casa con il cortile. Era tanto gentile, poi mi faceva ridere e che ci perdesse tempo a fare con una bambina che fin da quando ha iniziato a camminare a quando lei ha traslocato, attraversava la strada per girarle tra i piedi tutto il giorno io non lo so.
Poi  i sofficini me li faceva solo lei. Non amava troppo cucinare. Era stata, probabilmente la prima, ragazza madre del paese che si era aperta un negozio di sfoglia da sola.

Quando mi chiedevano come mi chiamassi di cognome dicevo il mio, poi quello del mio nonno poi quello della Iana.

Poi è andata là, ma le andava bene, a lei andava bene sempre. Era una donna forte ma non sapeva dire di no. Lì stava sempre un po' al buio, perchè le finestre dell'appartemento, che erano solo due, non davano proprio sulla strada ma sul cortile del palazzo che separava le due facciate vicine vicine una fronte all'altra.

Poi fumava tanto lì, e usciva poco perchè si vergognava di non so che cosa. Lo so benissimo di cosa si vergognava, ma non doveva. Io non ci volevo pensare.
Passavo spesso da lei dopo la scuola, alle elementari, meno alle medie, ancora meno alle superiori.
A me non piaceva vederla così.
Ci fumavamo qualche sigaretta insieme, ma era stanca e debole e tremava. Avevo sempre qualcosa da raccontarle, aveva sempre qualcosa da chiedermi, e se finivamo gli argomenti parlavamo del tenente Colombo e di Derrik. Lei preferiva il primo, io il secondo. Mi regalava le parole crociate finite, così io potevo leggere le barzellette.

Negli anni una volta sola, dopo aver smesso di camminare bene, si era fatta portare in giro fino alla casa vecchia. Centocinquanta metri. Si era incazzata tantissimo, perchè non ce la faceva, perchè in quel giardino se non ci riusciva a fare tutto quello che voleva nemmeno ci metteva piede volentieri.
E se da bambina pensavo di averlo visto selvaggio era evidente che non avevo idea di quello che può fare lo scorrere  di giorni, settimane, anni.

Un giorno, che era già da tempo messa mica tanto bene, mi aveva detto "Son tornata nella casa vecchia e delle tartarughe ho trovato solo i gusci, me le hanno mangiate i topi", e me lo aveva detto con un'espressione di schifata rassegnazione, e tristezza, guardando avanti e in basso perchè lei voleva bene alle sue tartarughe. Quel giorno sono tornata a casa e ho pianto un sacco. Se non ce l'avevano fatta le tartarughe, non ce la potevano fare altri.

Il topo che ha mangiato la Iana non è stato il tempo, il tempo ti abbassa, piega logora e consuma. Non ti bastona.
Io lo so cosa è stato. La nostalgia, la solitudine, il sapere che in effetti, che c'era da fare?
Aiutare la figlia con i figli, e poi?
Aspettare. Cosa?
E bastonate, la casa buia con piante stipate per nostalgia.
E bastonante per le chiacchere che non poteva fare e per le persone che non poteva vedere e per i fiori che non poteva più curare.
Bastonate per la prima faticosa alzata dalla sedia e bastonate perchè non c'era modo di vederla se non come una fine.

Non c'erano più i gatti, non c'erano più le tartarughe, non c'era più il giardino.

Questo se l'è mangiata, consumata, costretta alla fine da una badante molesta che come poteva pensare di gestire la Iana non lo so..se me lo avessero raccontato mi sarei messa a ridere.

Io non ci credo che è morta. Nemmeno se me lo dicono gli anni che sostengono siano passati. Andatevene affanculo.





Me lo ha scritto Valentina..ha ragione penso

Un giorno di quasi 20 anni fa mio padre mi disse:"Me lo dai un bacetto?"
Io per scherzo non volevo darglielo...
Lui mi disse:"Questo potrebbe essere l'ultimo,ti converrebbe darmelo"...
Fu davvero l'ultimo bacio....
Vedi...Dev'essere oggi che dobbiamo fare le cose..
Oggi dobbiamo dire Ti amo alla persona amata
Oggi dobbiamo dire ti voglio bene ad amici e parenti
Oggi dobbiamo riuscire a non far passare un solo minuto arrabbiati con qualcuno
Oggi dovremmo saper chiedere scusa
Oggi dovremmo saper star vicino a chi amiamo e ha bisogno di noi
Per non avere rimpianti mai tentennare..Mai fare un passo indietro,mai tacere o negare i nostri sentimenti..
 
CIAOOO
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eliwrote:
ciao fedeeeeeeeeeeeeeeee!! nn sapevo avessi 1 blog!! pure io cel ho ma nn riesco nemmeno a inserire le foto e nn mi caga nessuno........POVERINAAAAA
 
June 29
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